


Ormai, in questo tempo di crisi che rende rassegnati alcuni e fa riflettere altri, sembra, per opportunismo, moda o convinzione, che l’etica sia entrata nell’agenda delle imprese.
L’etica è il modello di comportamento implicitamente o esplicitamente atteso all’interno di una cerchia sociale.
Le norme condivise definiscono ciò che si deve o non si deve fare per avere “conseguenze certe” nel proprio ambiente sociale.
In questo senso l’agire etico è espressione coerente con il dichiarato dell’essere impresa, premessa a ricevere ugualmente dagli altri attori sociali lo stesso agire che gli altri si attendono da essa.
L’impresa garantisce l’aderenza alle norme socialmente condivise attraverso l’operato delle persone.
I comportamenti collettivi non sono infatti altro che la risultanza di comportamenti individuali.
Proprio perché l’etica è in relazione al contesto sociale essa legittima l’appartenenza dell’impresa a quel contesto.
Anche l’adozione di un’etica diversa definisce comunque la relazione con quel contesto, se non altro evidenziandone le distanze.
Ma una diversa etica definisce anche un altro ambito sociale di cui quella nuova etica è espressione.
Se un comportamento d’impresa non è socialmente responsabile, esso alla fine induce un modello etico con cui si dovrà fare i conti: altra etica, in cui ci potranno essere vantaggi per pochi a scapito di molti.
Alla fine però un sistema basato su una cattiva etica presenta il conto a tutti, con una bassa propensione all’innovazione ed una complessiva perdita di competitività.
Basterebbe pensare ai codici “etici” delle organizzazioni malavitose e quanto comportano nel limitare o impedire lo sviluppo di un territorio, per rendersi conto di ciò.
Per questa ragione, ma non solo, possiamo scoprire che l’altra etica, quella della responsabilità sociale, della centralità umana, del rispetto ambientale, della sicurezza e della tutela del lavoro, ci conviene.
Certamente ci sono tempi diversi per valutare la convenienza di un comportamento: a breve e a lungo termine. Il comportamento etico manifesta le sue conseguenze (vantaggi o svantaggi che siano) nel lungo periodo e quindi presuppone che l’impresa abbia una vision ed obiettivi strategici a medio lungo termine in cui collocare il ritorno di risultati tangibili dell’investimento etico.
Lungi dall’essere relegata nell’ambito di un sistema di valori buono solo per essere esibito nelle dichiarazioni pubbliche, l’etica ha un valore economico che va scoperto e sostenuto.
I principali ambiti in cui questo vantaggio si manifesta per l’impresa sono riferibili al miglioramento dell’immagine, ai rapporti con il mercato, alla gestione delle risorse umane ed alla gestione organizzativa.
Il miglioramento dell’immagine è innanzitutto riferita al rapporto con il territorio di appartenenza, con le sue istituzioni, con le organizzazioni economiche e sociali che in esso operano. Il comportamento etico produce una maggior fiducia nei confronti dell’impresa che si traduce più facilmente in vantaggi interni ed esterni: dalla maggior legittimazione dei propri dipendenti, a migliori rapporti con le banche e le istituzioni pubbliche, al rafforzamento della comunicazione esterna ed alla maggior efficacia nella promozione di prodotti e servizi.
Rispetto al rapporto con il mercato, aumenta la credibilità dell’impresa nei confronti di clienti pubblici e privati, garanzia di una maggior affidabilità nel mantenere quanto definito contrattualmente e del rispetto di norme cogenti che potrebbero aver conseguenze anche sul cliente (ad es. il rispetto della normativa sulla sicurezza, sulla privacy, sulle caratteristiche del prodotto, ecc.). L’adozione di un sistema etico (ad es. SA 8000) consente inoltre di accedere a mercati che, richiedendolo formalmente, altrimenti sarebbero chiusi.
L’etica d’impresa agisce però soprattutto come moltiplicatore di coscienze ed energie, strumento di identificazione, finalizzazione, mobilitazione e gestione delle risorse umane.
L’adozione di comportamenti etici riguarda inevitabilmente le persone. Garantendo condizioni di lavoro migliori, ma anche opportunità di condivisione di valori che “fanno squadra”, costruiscono senso di appartenenza ed identità e diventano elemento di motivazione e stimolo ad una più attiva partecipazione ai processi ed agli obiettivi dell’impresa.
Si determina così più facilmente un clima organizzativo positivo, orientato da una maggior fiducia nei confronti dell’impresa, meno conflittuale e più disponibile al confronto.
Sul piano della gestione organizzativa, oltre a quelli citati, vi è il vantaggio di abituarsi ad affrontare i problemi senza prendere scorciatoie; ciò comporta uno stimolo continuo ad agire sull’organizzazione, ricercandone una maggior efficienza. Il comportamento etico riduce inoltre il rischio del fare impresa: innanzitutto perché l’adozione di norme di gestione personale (trattamento normativo, condizioni di lavoro, sicurezza, gestione della privacy, gestione ambientale, ecc.) limita la perdita di ore di lavoro; in secondo luogo perché mette maggiormente a riparo da provvedimenti amministrativi riconducibili a comportamenti scorretti (multe, sospensione della produzione, sequestro di prodotti, cause di lavoro, ecc.).
Alla fine potremmo scoprire che l’investimento sull’etica può essere veramente molto conveniente per l’impresa, contribuendo a dare valore non solo alla sua azione, ma più ampiamente al sistema di cui fa parte.

